Rumori di Spogliatoio

Perche' l'Estonia porta bene agli 'Azzurri' (ITA)

Angelo PalmeriComment

I precedenti, 6 volte in 20 anni

Italia ed Estonia si sono incontrati per un totale di sei volte da quando il piccolo paese baltico e’ ritornato indipendente (1991) non avendo i due paesi mai incrociato i tacchetti nel periodo della prima breve indipendenza (1918-1939).

Gli ‘Azzurri’ non hanno mai incontrato le ‘Sinisärgid’ (maglie blu) aldila’ delle qualificazioni agli europei ed ai mondiali.

Il primo incontro risale al 1993, stadio Nereo Rocco di Trieste. Italia di Sacchi. Baggio Roberto e Signori regolarano senza troppi patemi l’XI di Uno Piir, primo storico citti’ estone dopo la riottenuta indipendenza.

Se il risultato di per se’ non lasciava ombra di dubbi su chi avesse dominato quella partita (all’epoca pero' ci furono diverse critiche all’Italia sacchiana capace di piegare la piccola e sprovveduta Estonia solo 2-0), la serata verra’ ricordata nella storia del calcio italiano per la rimessa laterale con capriola dell’ormai mitico Risto Kallaste.

Dalla capriola allo spavento

Quasi piu’ famoso in Italia che in patria (dove oggetto di venerazione e’ il portiere di quella nazionale, Mart Poom – ex Arsenal e Derby County) Kallaste, a distanza di 20 anni, ha spiegato quella pazza rimessa in una nostra intervista esclusiva : ‘questo era il modo per lanciare la palla il piu’ lontano possibile’ ha spiegato a RdS ‘l’avversario non si aspettava che la palla andasse cosi’ lontano. Era un modo per portare dell’imprevedibilita’ nel gioco e magari anche qualche risultato’.

Mart Poom, ritiratosi a giugno del 2009

Mart Poom, ritiratosi a giugno del 2009

In realta’, a parte lasciare di palmo gli spettatori triestini, i giocatori italiani e l’arbitro, indeciso sul da farsi (regolare? Irregolare?), quella rimessa non sorti’ alcun effetto particolare e l’Estonia se ne torno’ in patria con le classiche pive nel sacco: ‘la nazionale estone allora era molto giovane’ ammette Risto, comunque orgoglioso della sua esperienza internazionale con avversari del calibro degli Azzurri ‘i ragazzi della nazionale di oggi, ricevono maggiori sedute tattiche rispetto a noi’.

Tarmo Rüütli, il citti' estone di maggior successo (delfi.ee)

Tarmo Rüütli, il citti' estone di maggior successo (delfi.ee)

E come dargli torto considerato il penultimo incontro, Estonia-Italia. Siamo a Tallinn, all’A.LeCoq Arena, la ‘casa’ del Flora (club estone piu’ titolato) e della nazionale che ha abbandonato il vecchio stadio del Kadriorg dove la banda Sacchi avrebbe giocato quel ritorno del 1993 (3-0 per gli azzurri il 22 settembre con una doppietta del Codino ed un goal in mezzo del Mancio).

L' XI di Tarmo Rüütli, vecchia volpe del calcio estone, mette paura all’Italia di Prandelli che poi avrebbe raggiunto la finale di Kiev nel 2012.

Dagli sviluppi di una punizione non ben controllata da Sirigu, Zenjov, punta centrale in forza al Karpaty Lviv (Ucraina, per somma combinazione) si avventa sulla palla mettendola alle spalle dell’estremo del PSG. 1-0 per l’Estonia. E’ un goal storico. Perche’ mai gli estoni erano andati in vantaggio contro gli azzurri nei quattro precedenti.

 

Martin Reim in azione con la maglia dell'Estonia (sport.err.ee)

Martin Reim in azione con la maglia dell'Estonia (sport.err.ee)

Dopo le qualificazioni ad USA ’94, italiani ed estoni si erano incrociati ancora nel 1994 e nel 1995 per le qualificazioni all’europeo inglese del 1996. Anche qui non ci fu storia: un 2-0 al Kadriorg ( Panucci e Casiraghi le segnature ) ed un sonoro 4-1 a Salerno con il leggendario Martin Reim a segnare il primo storico goal agli azzurri, 15 anni prima di Zenjov.

Martin Reim, una leggenda che cammina in Estonia e allenatore dell’U-21. 157 presenze in nazionale, recordman estone. Ed un record mondiale amaro: nazionale con maggior numero di presenze al mondo a non avere mai giocato in un torneo finale (mondiale od europeo che sia).

Persino il vicino lettone, Vitalijs Astafievs (che gli ha ‘rubato’ il record in merito a maggior presenze senza mai essere andato alla coppa del mondo) e’ riuscito a giocare almeno un Europeo (Portogallo 2004).

La musica e’ stata davvero diversa nel 2010, con gli ‘Azzurri’ a risalire la china nel secondo tempo grazie ai goal di Cassano (ancora alla Samp) e Bonucci (appena approdato alla Juve di Conte). Un 2-1 tirato per i capelli ma anche con una prestazione convincente nel secondo tempo, probabilmente anche provocata da un moto di orgoglio per essere andati sotto con un paese tecnicamente inferiore. Sarebbe stato un colpo tremendo per il progetto di Prandelli che nasceva dalle rovine di Sud-Africa 2010.

All’Estonia rimaneva l’orgoglio di avere spaventato l’Italia.

 

Spaventagrandi

Stesso orgoglio provato nel 2001, quando a 15’ dalla fine vincevano 2-1 contro l’Olanda di Van Gaal e Kluivert.

Un deja-vu rivissuto dal tignoso allenatore olandese e dal suo assistente, l’ottobre scorso: ancora 2-1, quando l’arbitro Boiko (ucraino, eddalle!) decreta un rigore generoso a favore di Van Persie. Stavolta e’ 2-2 ed oltre all’orgoglio anche un bel punticino contro gli orange.

Cassano back-heel pass deceived Raio Piiroja for Bonucci equalizer (Guerin Sportivo)

Cassano back-heel pass deceived Raio Piiroja for Bonucci equalizer (Guerin Sportivo)

Nessun spavento invece a Modena nel ritorno del 2011: 3-0 senza storie con Cassano a metterne dentro un altro su rigore e Giuseppe Rossi e Pazzini e rendere il risultato rotondo.

Altri risultati onorevoli con le ‘grandi’:

Estonia-Portogallo 0-0 (senza CR7)
Estonia-Brasile 0-1 (con Kaka’ e Robinho e i brasiliani del triplete nerazzurro)
Estonia-Uruguay 2-0 (con Forlan, senza Cavani, sotto una nevicata ed il termometro sottozero)

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Estonia portafortuna, o no?

A ben guardare i precedenti, essere sorteggiati con l’Estonia sembra portare fortuna agli Azzurri.

USA 1994, l’Italia arriva in finale.
Europeo 1996, malamente eliminati nella fase a gruppi.
Europeo 2012, l’Italia arriva in finale.

Per due volte su tre, l’Italia e’ arrivata in fondo alle competizioni dopo avere incontrato il piccolo paese baltico (1.3 milioni di abitanti).

Il dato che preoccupa e’ che l’Italia in quei due casi non e’ riuscita a sollevare il trofeo: nel 1994 lo lasciammo alzare a Dunga dopo una celebre fase ai rigori; nel 2012 abbiamo subito l’umiliazione spagnola del 4-0 con Casillas a chiedere pieta’ per gli italiani.

C’e’ davvero da essere contenti se peschiamo l’Estonia?


Nuovo pedigree europeo per l’Estonia

Magnus Pehrsson alla conferenza stampa di presentazione con il presidente della federazione estone Aivar Pohlak (Delfi.ee)

Magnus Pehrsson alla conferenza stampa di presentazione con il presidente della federazione estone Aivar Pohlak (Delfi.ee)

Gli estoni, dal canto loro, ricordano il 2010-11 con molto piacere.

Con la complicita’ dell’ultra’ serbo Ivan e di uno storico 3-1 al Marakana’ di Belgrado, la piccola nazionale riusci’ nell’impresa di raggiungere il play-off per l’Europeo, di per se’ gia’ un sogno per una nazione calcisticamente cosi’ giovane eppure cosi’ gia’ avanti (da diversi anni primeggiano nel FIFA ranking davanti a Lituania e Lettonia che li avevano sempre preceduti).

Un sogno svanito di fronte all’Irlanda del vecchio Trap e con l’aiuto di uno degli arbitraggi piu’ discutibili della storia dei play-off UEFA.

L’arbitro Kassai e’ ancora ricordato amorevolmente da queste parti (una pagina Facebook contro di lui vanta ancora 29,000 like).

Un popolare tabloid gli ha dedicato un articolo con cartolina di Copacabana alla notizia che il fischietto ungherese era stato escluso dalla squadra mondiale: 'questa spiaggia potrai vederla solo dalla tivu'
Una piccola rivincita.

D’altronde l’Irlanda veniva dalla famosa mano di Henry: pur nella loro purezza d’animo, anche i nordici estoni si sono fatti il loro mediterraneo ‘due piu’ due’.

Con il nuovo citti’ svedese, Magnus Pehrsson (breve esperienza da allenatore al Djurgarden di Stoccolma e commentatore Viasat Sport per la Champions in Svezia) e la nuova concezione di ‘maggior possesso palla’ l’Estonia promette battaglia per sfruttare l’allargamento dei posti all’Europeo e giocarsi la propria chance.

Tentando di vendicare il triste record di Martin Reim.